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lettera aperta al
giovane disoccupato
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Essere disoccupati non è un disonore ... disonore è quando si rifiuta il lavoro perchè "non abbastanza allettante".
Non tanto tempo orsono i giovani non chiedevano nulla, a loro bastava solo avere una occupazione, lo stipendio lo si guadagnava nel vero senso della parola "lavorando" facendosi apprezzare dal datore di lavoro, imparando sempre meglio il mestiere rispettando le regole di correttezza e di onestà sìa sul lavoro che con le relazioni umane, non a caso i giovani di allora sono i proprietari e datori di lavoro di oggi.
Può anche darsi che i giovani di allora venivano "sfruttati" (usando il termine dei giovani di oggi) ma è anche vero che questo tipo di tirocinio professionale a basso costo iniziale ha insegnato progressivamente la strada del benessere e dell'esistenza autonoma di vita maturando sotto ogni aspetto professionale ed umano. Ogni titolare di azienda, qualunque essa sìa, ha lavorato duro e ha rischiato per realizzare il sogno di un avvenire basato solo sulle proprie forze ed intelligenza imprenditoriale. L'orgoglio di coloro che hanno realizzato se stessi dedicando la loro gioventù imparando un mestiere "a basso costo" è un fattore inestimabile che non si può ottenere senza il sacrificio e il duro lavoro.
Nell'anno 2007 tu non hai più bisogno di lavorare per vivere bene. I genitori si sono già sacrificati per te e sono fieri di averti risparmiato una vita disagiata che loro ben conoscono e non si sono accorti che il benessere che ti hanno fin'ora regalato ha capovolto il senso della voglia e l'esigenza di vivere o sopravvivere "lavorando".
Una madre che butta fuori dal nido i figli "per il loro bene" al momento giusto esiste solo nel mondo animale e qui bisogna precisare che la natura ha fatto veramente bene le sue cose ... ma una madre essere umano che butta fuori di casa un figlio a 18 anni non esiste. Questo significa che se tu non ti predisponi "da solo" ai sacrifici e non hai il coraggio di fronteggiare in completa autonomia il mondo con tutti i pericoli previsti ed imprevisti esiste la comoda probabilità di scegliere di rimanere adagiati sul supporto già esistente ancora per molti anni. A questo punto ti devo chiedere : "per quanto tempo ancora ?".
Il lavoro c'è ed è anche abbastanza evidente. In tutti i giornali e giornalini esistono offerte di lavoro da parte dei titolari di esercizi pubblici. Quando telefoni ad un datore di lavoro non chiedere "quanto si guadagna" così come non ha senso domandare "quante ore al giorno si devono fare" oppure chiedere se il posto di lavoro si trova in una città oppure in un troppo piccolo paesino oppure richiedere oltre al vitto gratuito anche una stanza singola "per la privacy" o altro ancora perchè con queste domande non si dimostra di aver voglia di lavorare. Se tu hai veramente voglia di lavorare ... chiedi solo l'indirizzo del posto di lavoro e parti entro 3 giorni "e inizia a sacrificarti" così come hanno fatto i nostri emigranti quando sono sbarcati in america negli anni del dopoguerra solo con una valigia o cartone legato con lo spago e senza nemmeno sapere se troveranno un posto di lavoro e dove andranno a "sbattere". Certo, non siamo nel dopoguerra e i tempi sono anche cambiati ma l'esigenza di avere giovani che hanno voglia di lavorare è rimasta invariata nel tempo.
Quello che hanno realizzato i nostri emigranti nel mondo sono una testimonianza abbastanza evidente dell'inventiva e dei sacrifici che noi italiani abbiamo dimostrato in tutti i continenti. In particolare nel settore della gastronomia italiana e grazie alla nostra fantastica cucina gli ex emigranti provenienti da tutte le ragioni d'Italia hanno costruito una immagine assolutamente positiva che ci ha onorato fino al giorno d'oggi. C'è da augurarsi che i sacrifici dei nostri padri non sìano stati invani in riferimento alla positiva immagine acquisita con i loro lavoro.
Come ben tu sai ... l'Europa è invasa da diverso tempo da persone provenienti da altre regioni con culture completamente differenti dalle nostre. Queste persone non sono al medesimo livello degli italiani del dopoguerra ma bensì ancora peggio. Tali persone vengono da noi non solo per scappare dalla fame ma preferiscono anche rischiare di morire pur di avere una vita più tranquilla e serena. Il risultato dell'invasione di persone affamate è l'improvvisa occupazione di posti di lavoro che i giovani italiani di oggi non vogliono più svolgere. Già da adesso possiamo riscontrare in tutta Europa una interessante evoluzione nel campo della ristorazione ... i titolari di ristoranti di specialità italiane appartengono sempre più a persone di altra origine culturale.
Desidero anzitutto precisare che è giusto e anche un bene che questa gente viene da noi perchè ogni essere umano ha il medesimo diritto di dividersi i beni che la nostra terra offre indipendentemente dal tipo di cultura, religione e colore della pelle ma, tieni bene in considerazione che se tu adesso non fai movimento arriverà il giorno in cui il tuo futuro datore di lavoro potrebbe essere stata una di quelle persone sbarcate oggi a Lampedusa.
Eugenio Zovich