Psicologìa e filosofìa
- I casi della vita -

L’insuccesso autoprogrammato

 

Quando un professionista (cioè quello che si crede di esserlo) domanda anticipatamente ad un datore di lavoro via telefono “quanto si guadagna” vantando le proprie capacità superprofessionali … citando anche referenze di qualche rinomata azienda (nel nostro caso siamo nel settore degli esercizi pubblici) … dimostra automaticamente che non è sicuro nella propria capacità professionale. La persona in cerca di un lavoro “dipendente” che domanda via telefono “quanto si guadagna” non avrà mai successo nella vita e sarà sempre alla ricerca di un posto di lavoro “allettante” … che non troverà mai … e se lo trova … solo per poco tempo.

Non ha senso concordare via telefono uno stipendio predefinito per poi trovarsi in mezzo ad una strada per “incapacità professionale” oppure per non idoneità caratteriale o altro.

La persona che ha fiducia nelle proprie capacità deve solo “dimostrare” in pratica il proprio valore professionale e non subito “pretendere” via telefono un determinato compenso. Il concetto è semplice : prima “dimostra e poi pretendi” … ma anche la parola “pretendere” è fuori posto perché è sempre il datore di lavoro che “offre” un adeguato stipendio in base a quello che un nuovo dipendente “ha dimostrato” in pratica di valere. Il datore di lavoro deve inoltre valutare le proprie capacità finanziarie legate naturalmente anche al volume di lavoro dell’azienda così come al grado di sopportabile responsabilità del nuovo dipendente e non per ultimo alla corretta equità proporzionale degli stipendi vigenti fra tutti i dipendenti impiegati nel medesimo ambiente lavorativo. E’ perfettamente logico che ogni ambiente lavorativo è differente da azienda ad azienda per cui gli stipendi inerenti alle medesime mansioni possono differire. Lavorare poco e guadagnare tanto non è una base per avere il successo finanziario, chi vuole guadagnare più del normale si deve anche programmare a voler lavorare di più del normale per via di logica.

Chi ha fiducia nella propria capacità professionale e/o nella effettiva voglia di lavorare (anche se non professionista) domanda solo una cosa via telefono : “dove e come arrivare sul posto di lavoro”, e partire subito entro 3/5 giorni. Anche se il datore di lavoro domanda “cosa desidera guadagnare” la risposta deve essere sempre una sola e cioè : “tanto quanto valgo” e non di più, e qui si desidera precisare che è molto probabile che una domanda del genere da parte del datore venga appositamente eseguita via telefono per eliminare anche subito un candidato che tocca subito l’argomento dello stipendio.

Arrivare sul posto di lavoro senza nemmeno sapere quanto si guadagnerà non è mai errato, ma anche se le aspettative non saranno quelle desiderate esiste sempre la GASTROUNION che assiste immediatamente e anche gratuitamente con una nuova offerta di lavoro.

Nel settore dei locali pubblici in genere i datori di lavoro offrono non solo uno stipendio ma anche il vitto e l’alloggio gratuitamente per cui è anche necessario valutare positivamente queste due ultime posizioni come un guadagno supplementare allo stipendio. In genere le aziende o le fabbriche di qualsiasi settore merceologico, non operanti nel settore degli esercizi pubblici, pagano solo uno stipendio … ma il vitto e l’alloggio se lo paga il dipendente.

 

Nel settore dei locali pubblici è però necessario precisare, o meglio “chiarire”  altri importanti particolari assolutamente non trascurabili e cioè :

 

 

1

la sola professionalità non basta per essere accettati ma è necessario anzitutto stabilire se la personalità e l’idoneità di carattere umano in riferimento al lavoro in team con i colleghi sono compatibili al lavoro previsto.

Motivo :

se un dipendente non è in grado di mantenere una accettabile collegialità fra i compagni di lavoro anche subordinati frena o blocca il buon andamento dell’azienda generando forse anche un grave danno al datore di lavoro. Molti Chef de Cuisine oppure Maitre caposala usano la frusta psicologica con i subordinati per farsi rispettare con il classico e antiquato atteggiamento autarchico pensando forse di ottenere il massimo di rendimento con il pericolo invece di ottenere risultati contrari fino a perdere potenziali, bravi e volenterosi futuri dipendenti. In genere i  subordinati più idonei ad una determinata mansione sono anche i più sensibili per cui un dirigente dovrebbe avere almeno l’intelligenza di trattare questo tipo di persone con la dovuta simpatìa e cordialità umana. Mai far pesare la differenza di responsabilità con l’atteggiamento : “chi sono io … chi sei tu”. Con il dovuto tatto umano è possibile “insegnare” o meglio “dirigere” (la parola “comandare” non è quella giusta) nel modo più conveniente all’azienda. Solo così si possono ottenere il massimi risultati lavorativi da parte di chi ti rispetta e ti ammira.

Se un dipendente professionista con un incarico direttivo non è in grado di comunicare umanamente con i subordinati genera un grave danno all’azienda per cui il datore di lavoro è obbligato alla costante ricerca di nuovi dipendenti rassegnandosi ad essere “ricattato” dalla professionalità del personale direttivo il quale “è lui che gira l’azienda” come meglio crede … e il datore di lavoro “china la testa” per non perdere il professionista il quale “si permette” di pretendere, o meglio “strappare” (periodicamente), lo stipendio desiderato.

Un datore di lavoro ricattabile in questo senso non potrà mai mantenere a lungo la sua azienda oppure avrà perennemente problemi di personale

 

 

2

anche necessario stabilire se un professionista (come un cuoco o un pizzaiolo o un cameriere) è in grado di presentare i piatti con i medesimi gusti e con il medesimo stile di cui sono abituati i vecchi clienti di quel determinato esercizio pubblico.

Motivo :

un nuovo cuoco che impone una nuova propria cucina oppure un nuovo pizzaiolo che usa degli ingredienti differenti da quelli sempre utilizzati dal locale oppure quel cameriere che presenta i piatti in modo poco gradevole al pubblico abituato alla gentilezza del cameriere precedente … ebbene queste persone danneggiano il buon andamento dell’azienda. Il nuovo cuoco così come il nuovo pizzaiolo hanno l’obbligo professionale di “imparare” a preparare le singole specialità con i medesimi ingredienti del cuoco e del pizzaiolo precedente così come il cameriere ha il dovere di farsi accettare dalla nuova clientela con il massimo della gentilezza e del rispetto professionale cercando anche di superare positivamente il collega di prima

 

 

3

“per quanto tempo il nuovo dipendente pensa di rimanere sul medesimo posto di lavoro” è una domanda importante che si pone ogni datore di lavoro proprietario di un esercizio pubblico.

Motivo :

il nuovo dipendente che pensa di rimanere sul posto di lavoro solo per qualche mese senza notificarlo anticipatamente al datore di lavoro reca un grave danno all’azienda, questo vale in particolare per i professionisti per cui è corretto parlare subito chiaro con il nuovo datore di lavoro sulle proprie intenzioni future. E’ sicuramente possibile iniziare una relazione di lavoro a tempo determinato ma questo lo si deve concordare subito con il datore di lavoro al momento in cui si parla per la prima volta con lui.

Naturalmente, anche un eventuale abbandono del posto di lavoro deve essere anticipatamente programmato in modo che il datore di lavoro possa “a tempo” provvedere alla sostituzione con un nuovo professionista idoneo il quale deve avere anche la possibilità di inserimento adeguato istruendosi per qualche giorno o settimana dal professionista in uscita.

Questo vale non solo per i professionisti … anche un generico di cucina o apprendista qualsiasi ha il dovere di informare il datore di lavoro almeno 15 giorni prima dell’intenzione di volersi licenziare.